Contiamoci! Il report

Lo scopo di questo incontro è, come dice il titolo, contarci. Per guardarci in faccia, confrontarci, allinearci, dialogare, costruire una rete femminile tra improvvisatrici italiane e professioniste del campo in quanto insegnanti/manager di scuole/performer.
Questo primo incontro è stato volutamente ristretto, per capire prima di tutto con le donne che si occupano professionalmente di improvvisazione, se un progetto come questo ha un senso, se esiste una situazione di disparità.
 
Queste le regole della giornata:
- RISPETTO
- NO GIUDIZIO
- QUELLO CHE VIENE DETTO QUI, RESTA QUI
Per non interrompere chi sta parlando utilizziamo “le emoticon silenziose”

Dopo una breve presentazione personale e un paio di esercizi per rompere il ghiaccio, siamo passate alla raccolta feelings, per condividere esperienze positive e negative a proposito di inclusione.

Il punto più discusso è stato quello sulle scene a sfondo sessuale sul palco.
I pareri sull’approccio a queste situazioni sono diversi fra loro, il punto comune è sulla qualità della scena, sulla necessità di determinate scene nella storia e sul rispetto.
Dire NO in scena a situazioni in cui ci si sente a disagio, continuando comunque nell’improvvisazione è possibile, anzi in alcuni casi può portare a scene meno banali.
Il fatto di fare o meno personaggi “sexy” o stereotipati è una scelta personale.

Non va mai dimenticato il fatto che, anche se spesso leggero e comico, noi facciamo teatro, arte.
Il teatro ha anche una funzione educativa ed è nostra responsabilità come formatori/trici fornire gli strumenti per creare inclusione.
Abbiamo bisogno di strumenti per affrontare i tabù, non di censura. Unico limite è il rispetto. Del pubblico. E fra persone.

Altro punto è l’atteggiamento del “maschio” in scena e intorno.
La riduzione dei ruoli femminili a quelli di madre, moglie, puttana è un modo di prendere il potere sulla scena?
In scene “pecorecce” sul palco e a volte fuori, alcune reagiscono facendo il maschiaccio, altre ridendo a denti stretti per non passare da bigotta, altre ancora bloccandosi sentendosi senza protezione, umiliate.
Il problema però non è solo come si reagisce, ma anche che sia considerato legittimo anche un certo comportamento (dal baciare al “mettere a 90 gradi”, dal fare allusioni sessuali a chiare richieste di servizi).

Abbiamo anche riconosciuto che sono le donne stesse a relegarsi in queste ruoli.
Si è discusso sulla difficoltà per le donne di interpretare status alti, per molte non è così, ma la questione è ancora aperta.
Lo stereotipo, maschile e femminile, è ancora la via più semplice in improvvisazione per rappresentare i personaggi?
Alcune stanno lavorando su un altro tipo di energia femminile, per accettare (anche) la propria forma fisica, molto spesso sentita come sbagliata (grassa, vecchia, brutte gambe…)

Possiamo pensare agli altri solo come colleghi, indipendentemente da genere, razza, religione?

La parentesi protetta è utile? I gruppi e gli spettacoli “solo donne”? O il cambiamento sta nel non sottolinearlo? Può essere controproducente ghettizzarsi, essere solo donne, ma crediamo che purtroppo ci sia ancora molto lavoro da fare.

A volte le situazioni di disagio e di esclusione vengono create da donne.

Un passo avanti sarebbe quello di parlarci prima degli spettacoli. “Questo non mi piace, questo mi piace”. Soprattutto con chi non conosciamo, con leggerezza.
La parola magica è “patto”, il patto non è esplicito, non è forse nemmeno sempre uguale. Facciamolo, proviamoci.

Esistono format di energia più femminile e altri più maschile? Yin e Yang?

Cosa succede da ora in avanti?
Improwow cerca “ambasciatrici/ambasciatori” per:
- migliorare il nostro Manifesto;
- diffondere il questionario artisti e, se responsabili di sede o didattica, compilare anche quello scuole;
- dondurre focus sul tema nelle sedi;
- condividere l'esistenza di Improwow;
- fare rete;
- avere gentilezza nei confronti delle altre/ degli altri
- fare da mentore ossia essere disponibili e supportarsi a vicenda;
- aiutare a rendere il progetto economicamente sostenibile.

Ci sono rimaste molte questioni aperte, alcune di contenuto, altre più formali oltre al nodo sulla sostenibilità.
Per questo si è deciso di creare un gruppo di lavoro su FB, legato a “Contiamoci!” per continuare lo scambio di idee e proposte.
Per cominciare a diffondere i questionari si è deciso di accompagnarli con una mail che chiarisca lo scopo e l’utilizzo dei dati raccolti.

Abbiamo chiuso proponendo una data (2 e 3 febbraio) per il prossimo incontro, che sarà allargato a tutto il popolo dell’improvvisazione, senza limiti di genere o livello.