Contiamoci! Le nostre riflessioni

Quando abbiamo iniziato a programmare, preparare e poi immaginare questo primo incontro, nessuna di noi sapeva bene cosa aspettarsi.

Eravamo emozionate e tese, ci siamo preoccupate per i pasti, i contenuti della giornata, i cartelloni, la logistica e fatto una tabella di marcia dell'intera giornata che poi non abbiamo rispettato.

Ci siamo date dei compiti, questo sì, affidandoci le une alle altre e dando per scontato che ognuna di noi avrebbe fatto del proprio meglio per fare in modo che la giornata girasse nel verso giusto. Così è stato. Così ci piacerebbe che potesse essere sempre.

Lavorare -su e giù da un palco- con un gruppo di persone che fa del suo meglio, si fida e si affida agli altri, include e non esclude, individua potenzialità e talenti e li esalta, li sponsorizza, non prevarica e non abusa del potere dato dal ruolo che ricopre -indipendentemente dal genere a cui appartiene: le dinamiche che il potere si porta appresso sono le stesse per tutti- ma empatizza e solidarizza con gli altri, costruisce una rete.

Questo ci piacerebbe fosse Improwow: una rete di persone che collabora, si ascolta, dialoga e fa in modo che tutti i partecipanti si sentano inclusi, ascoltati, valorizzati e a proprio agio nel fare una delle cose che amano fare di più al mondo: improvvisare.

Quello del 23 settembre tra sole professioniste è stato un incontro positivo su più fronti: ci siamo incontrate, conosciute, abbiamo parlato di stereotipi, cliché e gender gap e abbiamo condiviso -non senza una certa paura di esporci troppo- qualche esperienza negativa. Abbiamo ascoltato i consigli o le soluzioni di chi aveva vissuto esperienze simili riuscendo a trasformarle in positivo. Soluzioni e consigli che non sono però universali e applicabili a ognuna di noi che, sì, siamo donne ma ciascuna di noi è una persona a sé, complessa, sfaccettata e non granitica come possono essere invece gli stereotipi in cui spesso ci rinchiudiamo o ci rinchiudono.

Siamo giunte alla conclusione che sarebbe rincuorante avere a disposizione gli strumenti adatti per fare in modo che la discriminazione di genere non attecchisca, prosperando nelle aule e sui palchi dove l'improvvisazione viene praticata, piuttosto che soltanto delle -meravigliose!- battute fulminanti per sedarla brillantemente ma in maniera momentanea.

Strumenti adatti anche per riconoscere la discriminazione e l'esclusione, quando ci sono.

Siamo così abituate nell'arco della nostra vita a navigare in questo mare un po' sessista e misogino facendo a spintoni con gli squali balena che a volte certi atteggiamenti, a furia di vederli, ci sembrano normali. Tanto normali che da noi stesse vengono assimilati e poi riproposti.

Siamo meno abituate invece alla solidarietà femminile, alla sorellanza, all'essere mentori le une delle altre, riconoscendo e valorizzando le competenze di ciascuna.

Ci sembra strano farlo e ci chiediamo forse anche perché farlo. Anche questo è successo, durante il nostro primo incontro.
Non ci siamo date molte risposte. Le risposte arriveranno strada facendo.
E' stato un piccolo passo su una strada che si prospetta lunga e niente affatto dritta.
Mettiamo in conto le curve, le buche, il terreno sdrucciolevole, le difficoltà di comprensione dovute a linguaggi diversi, la necessità di riuscire a parlare la stessa lingua, la gioia del confronto, il disagio del confronto, gli abbracci e gli arrivederci.
Mettiamo in conto tutto.
Ci aspetta il secondo passo.

Aspettiamo voi per farlo.
Ci vediamo il 2 febbraio, a presto per news più dettagliate.

ImproWow